La famiglia Belier // Eric Lartigau

“Un film che vi farà stare bene”, così recita il promo di questa nuova commedia francese firmata da Eric Lartigau. E sembra essere proprio così, perchè la sensazione che si prova all’uscita della sala, al di là dei propri gusti personali è quella di una profonda leggerezza, da non confondere con superficialità, perchè la storia (ammettiamo sì un pò ruffiana) tratta argomenti tutt’altro che frivoli.

Paula è una simpatica adolescente, figlia di agricoltori che trascorre le sue giornate divisa tra scuola e lavoro, ma è sopratutto l’interprete principale dei suoi genitori sordomuti. Quando supportata dalla sua migliore amica, decide d’iscriversi al coro della scuola, per far breccia su un coetaneo dotato di talento musicale, le sue prospettive cambiano radicalmente e la vita la metterà di fronte ad una scelta difficile che darà luogo ad incomprensioni, ma anche ad un’inaspettata svolta per il suo futuro.

Il piccolo mondo rurale, con i suoi tempi dilatati e la sua tranquillità, verrà stravolto dalla sua incredibile voce, che sulle note di Michel Sardou, incanta e vola alto. Peccato, che i suoi genitori, non potendo godere e apprezzare questo dono, lo vivano solo come ostacolo e come elemento destabilizzante per il loro equilibrio familiare. Ma l’emancipazione di Paula, passa proprio da qui e sarà lei stessa a trovare in modo efficace e originale, la strada per renderli partecipi e non escluderli dalla sua nuova condizione.

Mescolando sapientemente, dramma e commedia, affrontando temi spinosi quali handicap e adolescenza, Lartigau dimostra di saper dosare il tutto con padronanza e intelligenza non spingendosi mai oltre i limiti del patetismo o della battuta facile. Quello che succedeva un pò, in “Quasi amici“, altro campione d’incassi francese di qualche anno fa, che giocava le sue carte sul controverso rapporto tra un tetraplegico e il suo badante di colore e calcava parecchio la mano sulla risata “a tutti i costi”.

Onestamente troviamo poche affinità in questo senso, perchè la commedia seppur procedendo con prevedibilità, si lascia apprezzare per il suo garbo e la celata (ma non troppo) profondità dei temi affrontati. E alla fine, quel che resta è una piacevole sensazione di benessere e un “Je vole“, che risuonando nella testa, sembra non volerci abbandonare.

Laura Pozzi

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