MAFIA CAPITALE, CRISI NAZIONALE

L’inchiesta su Mafia Capitale indigna e non può lasciare indifferenti, non può essere l’ennesima occasione per non meravigliarsi più, perchè questa volta sul serio e non a sproposito si può affermare con certezza che Destra e Sinistra sono tutti uguali.

Per chi si fosse perso, anche se è difficile, la cronaca di questi giorni, Mondo di Mezzo è un’indagine durata più di due anni che ha portato alla scoperta di un sistema a Roma paragonabile esattamente alle organizzazioni criminali più note, capitanato da un ex membro dei NAR (Nucleo Armato Rivoluzionario) un certo Massimo Carminati, un terrorista di estrema destra che faceva riferimento a esponenti delle istituzioni capitoline di centrodestra e di centrosinistra e imprenditori, tra cui un certo Massimo Buzzi, presidente della cooperativa “29 giugno” che traeva profitto su immigrati, rom ed ex detenuti, definiti dallo stesso più profittevoli della droga.

La rete che sta venendo fuori è molto intrigata e sarebbe anche inutile scendere nei singoli dettagli dell’inchiesta, prima che le indagini non si siano completate. Ciò che però emerge già inequivocabilmente è che la politica risulta più che mai asservita alle imprese e indirizzata dalla criminalità organizzata e, fatto sconcertante perchè mai come adesso, emerge una certa indifferenza nello spartirsi appalti e mazzette tra esponenti di destra e di sinistra. Carminati esponente dell’estrema destra che ha come braccio destro un ex compagno dell’estrema sinistra che gestisce una cooperativa sociale e al quale tutto il mondo della sinistra guarda con favore al punto che lo stesso sindaco Marino dichiara di voler devolvere il suo primo stipendio da sindaco alla cooperativa in questione.

Ciò che più fa male è che questo giro di tangenti, di appalti truccati, di progetti sovvenzionati e mai avviati, ha creato un danno all’erario non di poco conto e quando si vede una città abbandonata a se stessa, dove i lampioni in buona parte del raccordo sono spenti per risparmiare oppure dove ci sono cassonetti dei rifiuti inutilizzabili o tombini intasati che bloccano le strade ogni volta che c’è un po’ di pioggia più o meno straordinaria, il pensiero non può che andare a dove tutti i nostri soldi sono finiti e a quale personaggio di questi clan stiamo ingrassando o sollazzando.

Non è possibile vivere in un Paese in cui l’incidenza delle mafie, a più livelli, è così intrusiva e dannosa per il bene pubblico. Il caso di Mafia Capitale mi fa credere purtroppo che l’Italia non ha veramente speranze e, anche se il nostro premier sembra vivere in un suo mondo nel quale continua a ripetersi il mantra “basta che ci credi” per andare avanti, purtroppo tutto intorno affonda e i dati su PIL, disoccupazione e rating tagliato a BBB- del nostro Paese sembrano confermarci quanto la realtà sia un’altra cosa, sicuramente peggiore.

E se il Censis proprio pochi giorni fa ha lanciato l’allarme per una possibile situazione banlieue in Italia a causa di povertà record, ceto medio corroso e perduta coesione sociale, mi viene a tal proposito in mente un film francese di una ventina di anni fa di Kassovitz, ambientato proprio nel contesto esplosivo parigino, in cui il protagonista esordiva dicendo che durante una caduta ci si può ripetere costantemente “fino a qui tutto bene” senza che accada nulla. Il problema non è la caduta in sè, bensì l’atterraggio.

Filippo Piccini

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