Ben tornati all’ascolto di una nuova puntata della rubrica di storia della musica, La Musica del Venerdì; oggi vi parlerò di un ragazzo di nome Timothy, che nasce a Washington DC, il 14 febbraio 1947 anche se ancora adolescente si trasferisce in California. Qui comincia un percorso all’interno dell’ambiente folk di Los Angeles, dove attira l’attenzione di Herb Cohen, allora manager di Frank Zappa, che gli permette di pubblicare il suo primo LP a soli diciannove anni.
Il Nostro propone inizialmente sonorità folk e aperti riferimenti a Bob Dylan, ma passa presto a spunti maggiormente folk/rock e psichedelici, con mirabili variazioni armoniche. Timothy ha talento (è uno dei maggiori cantanti della storia del rock) e seppur giovanissimo riesce ad accedere al giro che conta, ha in sostanza un produttore, validi musicisti che lo attorniano e ogni disco viene adeguatamente pubblicizzato. Malgrado tutto ciò, in vita non raggiunge mai il successo, non vende cioè milioni di dischi, neanche un milione con il suo secondo disco, in sintesi non sfonda.
Il successo lo ha colto, grazie ad artisti famosi che hanno adottato le sue canzoni, come spesso succede a chi muore giovane, dopo morto. Ironia della sorte stessa cosa è successa anni dopo a suo figlio, ma decisamente questa è un’altra storia.
Se volete vederlo al Greenwich Village nel 1967, davanti a manifesti che pubblicizzano mitici concerti..

se volete vederlo a Woodstock, NY, nel 1968 a tavola con Andy Warhol e Janis Joplin..

infine se volete vederlo sorridente..

Signore e Signori,
con i brani “Phantasmagoria In Two”
e “Song to the Siren”
ecco a Voi
Tim Buckley
Buon ascolto e buon fine settimana!
Fabrizio Savelli























