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8 novembre 1934

maschere pirandelloL’Accademia di Svezia conferisce il premio Nobel per la letteratura allo scrittore e drammaturgo siciliano Luigi Pirandello “per il suo audace e ingegnoso rilancio dell’arte drammatica e scenica’’.

Scrittore, drammaturgo e poeta, Pirandello in ogni sua opera concilia due temi onnipresenti: la forma e la vita. Definisce “forma” tutto ciò che la gente cuce addosso attraverso le sue opinioni: appariamo agli occhi degli altri diversi da quelli che noi crediamo di essere, e ogni singola persona ci concepisce in maniera differente. Con “vita“, invece, intende qualcosa che scorre dentro di noi, ma che non riusciamo né ad arrestare né a controllare; per questo non ci resta che osservare la nostra esistenza sfuggirci di mano, incapaci di opporre resistenza.

Ci lasciamo vivere dalla vita, quindi: è come se la nostra esistenza possedesse paradossalmente una vita e noi stessimo fermi in un punto ad ammirarla con distacco, con amarezza e con profonda rassegnazione. Ci si illude di vivere quando indossiamo le molteplici maschere, quando, cioè, cerchiamo di apparire in un modo anziché in un altro: per esempio, mostriamo la maschera dei figli, dolci o rivoltosi, ai nostri genitori; quella di studenti ai nostri professori; quella di persone per bene alla gente che non ci conosce per davvero; e così via. Ma c’è una soluzione per distruggere una volta per tutte queste maschere e per lasciarci andare, così, al giusto flusso della nostra vita? Certo, Pirandello trova due vie di liberazioni estreme: la prima è la pazzia, mentre la seconda è la morte.

Dagli anni Venti, Pirandello si dedica completamente al teatro, fondando la Compagnia del Teatro d’arte. Tra le sue opere più note: “Il fu Mattia Pascal”, con cui raggiunge il successo nel 1904, “Uno, nessuno, centomila”, “Il berretto a sonagli”, “Così è (se vi pare)”, “Sei personaggi in cerca d’autore”.

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