GOOGLE: “APPLE E FACEBOOK LAVORANO MALE”. LARRY PAGE, ATTACCO GLOBALE SULL’INNOVAZIONE

larry page googleIntervistato da Wired, il Ceo del colosso di Mountain View ne ha per tutti. “Pensiamo troppo alla competizione”. “Abbiamo bisogno dei sognatori, alla fine in questo modo, vinceremo tutti”.


Larry Page ha ritrovato la voce. Quella reale e quella metaforica. Dopo mesi di silenzio dovuti a misteriosi ma apparentemente superati problemi alle corde vocali, il Ceo di Google torna a parlare in una lunga intervista aWired. I temi sono quelli di un numero uno il cui lavoro consiste nell’innovare a grandi salti, osservando cosa succede nel mondo, come è cambiata la vita, e poi utilizzando visioni, alchimie e algebra, decidere cosa succederà e come cambierà ancora.

Un lavoraccio, a meno di non avere una mente disposta a sollecitazioni estreme. A cui nel caso di Page corrisponde una lingua che altrettanto estremamente si scioglie durante il colloquio: Mr. Google ne ha per tutti. A cominciare da Apple, un avversario che ai tempi di Steve Jobs voleva la “guerra termonucleare” verso Android. “Non mi pare abbia funzionato granché”, commenta il Ceo. E anche Facebook: “Non hanno buoni prodotti”.

Page in realtà è meno laconico di quanto appare dalle frasi che sintetizzano il suo pensiero. Sembra più preoccupato per lo stato dell’arte dell’innovazione nel mondo dell’hi-tech, e non per gli effettivi risultati dei concorrenti. L’ideale del Ceo di Google è un ciclo evolutivo nei concetti e nei prodotti che non migliori quanto già esiste del 10%, ma porti il discorso più avanti di dieci volte.

“Pensiamo troppo alla competizione”, dice Page, “ma non è un parametro che da solo ha permesso che venissero realizzate grandi cose. Non credo sia così eccitante arrivare al lavoro pensando di dover soltanto tenere testa a un concorrente. In questo modo si fanno sempre le stesse cose, certo con un’apprezzabile sicurezza. Ma i miglioramenti graduali dei prodotti alla lunga portano alla decadenza delle aziende tecnologiche. Perché in questo settore esistono i salti generazionali improvvisi, i cambiamenti non incrementali”. Che sono secondo Page l’essenza vera di un’azienda come Google. “Gmail non avrebbe mai visto la luce se avessimo continuato semplicemente a migliorare gli algoritmi del motore di ricerca”, spiega il Ceo.

Cambiamento non incrementale è quindi la parola d’ordine per Page. In quest’ottica lavora e funziona Google X, il laboratorio dove gli ingegneri di Mountain View sperimentano idee innovative, a volte tirando fuori soprese mirabolanti, a volte meno, ma in generale divertendosi alla grande. Da là vengono i progetti di ascensori per la luna, macchine che si guidano da sole, e gli occhiali Android che dovrebbero vedere presto la luce sotto forma di prodotto commerciale.

Ma prima dei guadagni sulle percentuali e i brevetti, secondo Page, arriva l’importanza del salto evolutivo. Astro Teller, il direttore di Google X, illustra il modo di pensare di Page con una storiella. “Se nell’ufficio di Larry arrivasse il Dr. Who con la macchina del tempo, spiegandogli cosa fa e come si alimenta energeticamente, Page gli chiederebbe se è possibile realizzarne una che non abbia bisogno di elettricità”. Sempre per la stessa forma mentale: non migliorare del 10%, ma dieci volte tanto. “Abbiamo bisogno dei sognatori”, dice il Ceo di Google: “Alla fine in questo modo, vinceremo tutti”.

da laRepubblica.it

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